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Nota:
- P.S.= Piano Strutturale;
- P.R.= Piano Regolatore.

COMUNE DI GROTTERIA

Provincia di Reggio Calabria

PIANO STRUTTURALE COMUNALE

E

REGOLAMENTO EDILIZIO E URBANISTICO

(L.U.R. 19/2002)

TRACCIA METODOLOGICA

 

PROFESSIONISTI INCARICATI

Arch. Fulvio A. Nasso capogruppo
Arch. Arrigo Lagazzo
Arch. Manuel Pulella
Arch. Roberto Mesiti
Agron. Tommaso Calabrò
Archeol. Maria M. Sica

 

COMUNE DI GROTTERIA

Provincia di Reggio Calabria

PIANO STRUTTURALE COMUNALE

L.U.R 16 aprile 2002 n. 19

TRACCIA METODOLOGICA

Presentazione

In occasione della firma del disciplinare di incarico per la redazione del Piano Strutturale Comunale e del Regolamento Edilizio ed Urbanistico in data 7 ottobre 2006, veniva presentata all’Amministrazione Comunale un Documento Programmatico per delineare il percorso da seguire nella formazione del Piano.

In particolare, si indicava il percorso per individuare le conoscenze ed il metodo della loro raccolta ed interpretazione.

Da tale documento emergono i contenuti essenziali del Quadro Conoscitivo:

  • l’analisi delle risorse territoriali, naturali ed antropiche, al fine di orientare le scelte di governo del territorio verso lo sviluppo sostenibile;

  • la lettura interpretativa del territorio come base degli strumenti e dei metodi di piano;

  • la ricognizione dei vincoli e dei limiti d’uso delle risorse, costituente avvio della valutazione di sostenibilità;

  • la sistematizzazione delle pianificazioni sovraordinate e degli atti urbanistici comunali per definire il quadro delle coerenze reciproche e nei confronti dei nuovi strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica comunale.

La L.U.R. 19/2002 elenca le conoscenze in diverse parti della legge stessa: nell’articolo 3, comma 1; nell’articolo 10, comma 3, lettera a); nell’articolo 5, comma 2, lettera a); nell’articolo 5, comma 2, lettera b); nell’articolo 5, comma 2, lettera c); nell’articolo 50, comma 4.

La formazione del Quadro Conoscitivo, di cui di seguito si illustrano i contenuti e la struttura, risponde all’obiettivo tecnico-amministrativo di fere precedere la formazione del Piano Strutturale Comunale (PSC) e del Regolamento Edilizio ed Urbanistico (REU), dalla rilevazione, interpretazione ed ordinamento delle conoscenze, costituenti base per la successiva redazione degli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica comunale.

Per l’illustrazione vengono utilizzati, anche, come esempi metodologici, elaborati redatti per altre pianificazioni ed altre realtà, oltre alla contestualizzazione dei metodi.

Struttura e contenuti del Quadro Conoscitivo

La legge regionale e le linee guida definiscono gli obiettivi della pianificazione ed i suoi contenuti.

Gli obiettivi della pianificazione territoriale ed urbanistica sono rivolti a promuovere un ordinato sviluppo del territorio, attraverso processi di trasformazione che siano compatibili con la sicurezza e la tutela dell’integrità fisica e con l’identità culturale del territorio. All’articolo 1, infatti, viene affermato che la Regione Calabria “assicura un efficace ed efficiente sistema di programmazione e pianificazione territoriale orientato allo sviluppo sostenibile del territorio regionale, da perseguire con un’azione congiunta di tutti i settori interessati, che garantisca l’integrità fisica e culturale del territorio regionale, nonché il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, dei connotati di civiltà degli insediamenti urbani, delle connessioni fisiche e immateriali dirette allo sviluppo produttivo e all’esercizio della libertà dei membri della collettività calabrese; promuove un uso appropriato delle risorse ambientali, naturali, territoriali e storico-culturali”.

La natura innovativa e complessa degli strumenti urbanistici introdotti dalla Legge Urbanistica Regionale 19/2002 richiede, nella sua applicazione, un approccio interpretativo parimenti innovativo e sperimentale, un metodo di lavoro che operi attraverso fasi di lettura, descrizione ed interpretazione dei fenomeni territoriali ed insediativi.

Parte fondamentale di questo atteggiamento e di questo nuovo approccio è il “ruolo della conoscenza, profonda e condivisa del territorio; una conoscenza che sia strumento per la verifica delle compatibilità delle azioni. Si tratta di una conoscenza che deve essere parte costitutiva e “fondante” del processo di formazione del piano. All’elaborazione della conoscenza, infatti, è affidato il compito di legittimare, sostenere, valutare e indirizzare le scelte di governo del territorio e della formazione dei piani. Esse definiscono categorie concettuali che legano in maniera indissolubile il processo di descrizione e di interpretazione del territorio con le politiche urbanistiche, territoriali e ambientali che si dovranno perseguire”. Principi e contenuti che vengono espressamente richiamati dalla Legge Urbanistica Regionale.

Il riferimento comune delle nuove normative urbanistiche allo sviluppo sostenibile, induce a strutturare la pianificazione del territorio sulla base di una adeguata conoscenza delle risorse ambientali, della definizione delle risorse da tutelare, dello statuto dei luoghi, della valutazione degli effetti ambientali delle azioni di trasformazione. Così all’articolo 3 della L.U.R. 19/2002 – Principi generali della Pianificazione Territoriale Urbanistica – si afferma che:

  1. La pianificazione territoriale ed urbanistica si fonda sul principio della chiara e motivata esplicitazione delle proprie determinazioni. A tal fine le scelte operate sono elaborate sulla base della conoscenza, sistematicamente acquisita, dei caratteri fisici, morfologici e ambientali del territorio, delle risorse, dei valori e dei vincoli territoriali anche di natura archeologica, delle utilizzazioni in corso, dello stato della pianificazione in atto, delle previsioni dell’andamento demografico e migratorio, nonché delle dinamiche della trasformazione economico-sociale, e sono definite sia attraverso la comparazione dei valori e degli interessi coinvolti, sia sulla base del principio generale della sostenibilità ambientale dello sviluppo.

  1. La pianificazione territoriale e urbanistica si informa ai seguenti obiettivi generali:

    • promuovere un ordinato sviluppo del territorio, dei tessuti urbani e del sistema produttivo;

    • assicurare che i processi di trasformazione preservino da alterazioni irreversibili i connotati materiali essenziali del territorio e delle sue singole componenti e ne mantengano i connotati culturali conferiti dalle vicende naturali e storiche;

    • migliorare la qualità della vita e la salubrità degli insediamenti urbani;

    • ridurre e mitigare l’impatto degli insediamenti sui sistemi naturali e ambientali;

    • promuovere la salvaguardia, la valorizzazione ed il miglioramento delle qualità ambientali, architettoniche, culturali e sociali del territorio urbano, attraverso interventi di riqualificazione del tessuto esistente, finalizzati anche ad eliminare le situazioni di svantaggio territoriale;

    • prevedere l’utilizzazione di un nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti, ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione.

L’assunzione che il territorio è soggetto dotato di identità implica, prioritariamente, la ricerca ed il riconoscimento delle identità depositate nel territorio: la loro natura profonda e durevole. I materiali della memoria e della identità, i loro segni, visibili e latenti, sono quelli che devono dare legittimazione e coerenza ai temi del riordino, della ricostruzione e dell’ammodernamento delle strutture urbane e territoriali.

La rappresentazione e la valutazione organiche dello stato del territorio e dei processi evolutivi che lo caratterizzano costituisce, pertanto, riferimento indispensabile per la definizione degli obiettivi e dei contenuti del piano e per l’avvio del processo di valutazione di sostenibilità.

Il Quadro Conoscitivo costituisce la forma in cui vengono restituiti i capisaldi della lettura del territorio, nei suoi caratteri fisici, ambientali, storici, insediativi, infrastrutturali, culturali, sociali ed economici, al fine di cogliere l’identità ed il ruolo del territorio stesso. E questo affinché le azioni di conservazione, tutela e trasformazione possano partire dal riconoscimento, dalla salvaguardia e dalla ricostituzione delle relazioni che intrinsecamente legano elementi e strutture in quelle forme che noi chiamiamo paesaggio.

Quindi, il problema non è misurare la capacità di un territorio di sopportare trasformazioni, ma riconoscere quali trasformazioni appartengono a quel territorio, alla sua storia, alla sua natura, alla sua comunità

La lettura del territorio comprenderà, pertanto, i caratteri fisici e paesistici dello stesso considerati nei loro aspetti geologici e geomorfologici, vegetazionali ed insediativi: ovvero le caratteristiche naturali e storiche dei paesaggi. Le risorse naturali ed antropiche del territorio verranno analizzate singolarmente e nelle loro strutture, come risorse singole e come componenti di sistemi e strutture paesaggistiche e territoriali.

Si perverrà, infine, a dei quadri di sintesi che costituiranno l’individuazione dei caratteri strutturanti del territorio, connotativi della sua storia e del suo paesaggio, che costituiranno le “invarianti strutturali”.

La costruzione del Quadro Conoscitivo assume un’importanza fondamentale, secondo obiettivi e caratteristiche molto diverse dal ruolo che le conoscenze e le analisi preliminari avevano nei tradizionali modelli di pianificazione. Inoltre, la formazione del sistema delle conoscenze costituisce un processo che si deve progressivamente arricchire e specificare diventando vero e proprio momento permanente


Il Quadro Conoscitivo ha il senso di:

    • quadro di riferimento per definire obiettivi e strategie

    • quadro di recepimento degli indirizzi della pianificazione sovraordinata

    • momento permanente per l’aggiornamento costante della conoscenza

Il Quadro Conoscitivo deve essere, perciò, predisposto nelle forme e con i mezzi più opportuni ed idonei a rappresentare e ad interpretare gli assetti ed i processi, a costituire riferimento esplicito per la definizione degli obiettivi, delle azioni e degli sviluppi del piano, ad alimentare il sistema delle conoscenze.

La costruzione di questo Quadro comporta un vero e proprio programma di acquisizione delle informazioni territoriali, costituenti parte integrante dell’attività di governo del territorio. Informazioni che devono essere acquisite, organizzate e mantenute aggiornate, anche ai fini della consultazione da parte di chiunque vi abbia interesse.

L’acquisizione comporta, anche, uniformare le metodologie di indagine ed assicurare la raccolta e la circolazione delle informazioni territoriali.

Da qui l’importanza, ribadita da tutte le nuove leggi regionali, di un Sistema Informativo Territoriale che raccolga l’insieme dei riferimenti conoscitivi a disposizione delle diverse istituzioni e degli operatori interessati al governo del territorio.

In Calabria, in assenza di QTR, a norma di legge, sono le stesse Linee Guida ad assumere il valore e l’efficacia del QTR fino all’approvazione dello stesso ed a regolare l’uso consapevole delle risorse. Le Linee Guida, perciò, possono essere assunte come riferimento per elaborare tutto il percorso di piano, coniugandole con il testo normativo che prevale in caso di diversità di orientamento.

COMUNE DI GROTTERIA

Provincia di Reggio Calabria

QUADRO CONOSCITIVO

DOCUMENTO PROGRAMMATICO

1.QUADRO CONOSCITIVO

A norma dell’articolo 20 della L.U.R. 19/2002, fanno parte delle conoscenze

a)quelle elencate all’articolo 3, comma1:

i caratteri fisici, morfologici e ambientali

le risorse

i vincoli territoriali

le utilizzazioni di suolo

lo stato della pianificazione vigente

l’andamento demografico

le dinamiche socio economiche

b)quelle dettagliate dall’articolo 10, comma 3, lettera a):

la quantità e la qualità delle acque superficiali e sotterranee

la criticità idraulica del territorio

l’approvvigionamento idrico

lo smaltimento dei reflui

la raccolta dei rifiuti solidi

i fenomeni di dissesto idrogeologico e di instabilità geologica

il rischio sismico

l’uso delle risorse energetiche

c)quelle costituenti il sistema naturalistico ambientale di cui all’articolo 5, comma 2, lettera a):

le unità geomorfologiche e paesaggistiche

i corridoi di continuità ambientale

gli areali di valore, rischio, conflittualità, abbandono e degrado, di frattura

gli usi agricoli del territorio

le situazioni di criticità dell’aria

d)quelle costituenti il sistema insediativi di cui all’articolo 5,comma 2, lettera b):

gli ambiti urbani

i suoli urbanizzati

i suoli non urbanizzati

i suoli destinati ad armatura urbana

i suoli agricoli abbandonati contigui agli ambiti urbani

gli insediamenti diffusi extraurbani

e)quelle costituenti il sistema relazionale di cui all’articolo 5, comma 2, lettera c):

la rete stradale

le linee ferroviarie

i porti

le reti energetiche

le rete di telecomunicazioni

2. La conoscenza delle risorse tanto naturali che antropiche comprende la rilevazione del loro stato, in ciò dando avvio, pertanto, alla valutazione strategica che a norma di legge ed ai sensi della Direttiva 2001/42/CE, deve accompagnare l’intero processo di formazione del piano, fin dal suo avvio, come stabilito dall’articolo 4, par. 1 e dall’articolo 6, par. 2 della Direttiva stessa.

Anche il Dlgs. 42/2004 prescrive che la rilevazione delle caratteristiche naturali e storiche dei paesaggi, in relazione al livello di rilevanza e di integrità dei valori paesaggistici (Cfr. art. 143), deve individuare i fattori di rischio e gli elementi di vulnerabilità (Cfr. art. 143, comma 3, lettera b).

3. Di seguito vengono elencate le conoscenze di area vasta e comunali da indagare nella prima fase di lavoro:

1. Relazioni

Evoluzione storica (cartografie e documentazioni storiche)

Dinamiche demografiche

Caratteri fisici

Il paesaggio agrario

Piani e Programmi sovraordinati

2. Studio FF.SS.

3. Piano Regionale Trasporti

4. PAI

5. Programma integrato

6. Stato di diritto (stato di attuazione della gestione urbanistica comunale)

7. Vincoli:

Archeologico

Paesaggistico

Cimiteriale

Elettrodotto

Gasdotto

Ferroviario

Stradale

Rispetto corsi d’acqua

Pozzi e sorgenti

8. Attrezzature e infrastrutture di interesse pubblico

9. Attrezzature di interesse territoriale

10. Reti

11. Analisi geologiche

12. Tavole tematiche P.T.C.P.

13. Documentazione fotografica

4. Nell’elaborato di seguito allegato viene illustrato il metodo conoscitivo delle risorse presenti sul territorio comunale utilizzando elaborazioni svolte in precedenti esperienze.

Il Quadro Conoscitivo contiene

1.L’analisi delle risorse territoriali, naturali ed antropiche, la cui conoscenza approfondita è necessaria per orientare le scelte di governo del territorio verso uno sviluppo sostenibile:

SISTEMI NATURALISTICI E AMBIENTALI

ARIA

Inquinamento acustico

Inquinamento atmosferico

Inquinamento elettromagnetico

ACQUA

Idrografia

Disponibilità e inquinamento della risorsa idrica

Idrologia generale

Situazioni di rischio

SUOLO

Territorio non interessato dagli insediamenti

Uso del suolo

Morfologia del territorio

Analisi geologiche

Situazioni di rischio

SISTEMA INSEDIATIVO

CARATTERI STORICO-MORFOLOGICI DEGLI

DEGLI INSEDIAMENTI

TIPOLOGIE D’USO DEGLI INSEDIAMENTI

Residenziali, industriali/artigianali, agricoli, turistici

SERVIZI ED ATTREZZATURE COLLETTIVE

FENOMENI DI CONGESTIONE O DEGRADO

FUNZIONALE

SISTEMA RELAZIONALE

INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITA’

Tipologia

Utilizzazione e fenomeni di congestione

INFRASTRUTTURE TECNOLOGICHE

Reti di distribuzione energetica

Telecomunicazioni

Smaltimento rifiuti

INDAGINE SUI TEMPI E GLI ORARI

2.La ricognizione della pianificazione comunale vigente, dei vincoli e della pianificazione sovraordinata, al livello comunale:

VINCOLI

Vincolo Paesaggistico

Vincolo Archeologico

Elettrodotto e Gasdotto

Fasce di Rispetto Stradale e Ferroviarie

Vincolo Cimiteriale

Fasce di Rispetto Corsi d’Acqua

……………….

PIANIFICAZIONE

COMUNALE VIGENTE

Attuazione PRG

Piani di Settore

………………..

PINIFICAZIONE
SOVRACOMUNALE

Linee Guida

PTCP

Piano Assetto Idrogeologico

Piano Regionale Trasporti

3.La lettura del territorio come premessa al progetto di piano:

PAESAGGIO
 

Valori Paesistici

Unità di Paesaggio

INVARIANTI STRUTTURALI

Paesaggio

Integrità Fisica del Territorio

Ecosistemi

 

IL QUADRO CONOSCITIVO CONTIENE

 

  1. L’analisi delle risorse territoriali, naturali e antropiche, la cui conoscenza approfondita è necessaria per orientare le scelte di governo del territorio verso uno sviluppo sostenibile.

  1. La ricognizione della pianificazione comunale vigente, dei vincoli e della pianificazione sovraordinata al livello comunale.

  1. La lettura interpretativa del territorio come premessa al progetto di piano.


 

  1. L’ANALISI DELLE RISORSE TERRITORIALI

 

SISTEMI NATURALISTICI
E AMBIENTALI

 

ARIA

 

Inquinamento acustico

Inquinamento atmosferico

Inquinamento elettromagnetico

 

ACQUA

Idrografia

Disponibilità e inquinamento della risorsa idrica

Idrologia generale

Situazioni di rischio

SUOLO

Territorio non interessato dagli insediamenti

Uso del suolo

Morfologia del territorio

Analisi geologiche

Situazioni di rischio

ECOSISTEMI

Flora e fauna

     

SCHEMA TIPO


SCHEMA TIPO

SCHEMA TIPO

SCHEMA TIPO

SCHEMA TIPO

         

 

CARTA DELLE PROVINCIE CONTINENTALI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

ANNO 1825

      

 

  1. L’ANALISI DELLE RISORSE TERRITORIALI

 

SISTEMA RELAZIONALE

INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITA’

Tipologia

Utilizzazione e fenomeni di congestione

INFRASTRUTTURE TECNOLOGICHE

Reti di distribuzione energetica

Telecomunicazioni

Smaltimento rifiuti

SCHEMA TIPO

SCHEMA TIPO

SCHEMA TIPO

 

  1. L’ANALISI DELLE RISORSE TERRITORIALI

 

SISTEMA INSEDIATIVO

CARATTERI TIPOLOGICI E STORICO

MORFOLOGICI DEGLI INSEDIAMENTI

TIPOLOGIE D’’USO DEGLI INSEDIAMENTI

Residenziali, industriali/artigianali, agricoli, turistici

SERVIZI

FENOMENI DI CONGESTIONE O DEGRADO

FUNZIONALE

SCHEMA TIPO

SCHEMA TIPO

SCHEMA TIPO

 

  1. L’ANALISI DELLA PIANIFICAZIONE VIGENTE

 

VINCOLI

Vincolo paesaggistico

Vincolo archeologico

Elettrodotto e gasdotto

Fasce di rispetto stradali e ferroviarie

Vincolo cimiteriale

Fasce di rispetto dei corsi d’acqua

PIANIFICAZIONE COMUNALE

VIGENTE

Stato d’attuazione del P.R.G. vigente

Piani di settore

PIANIFICAZIONE SOVRACOMUNALE

PTCP

Piano Assetto Idrogeologico

Piano Regionale Trasporti

Linee Guida Regionali L.19/2002

 

   

SCHEMA TIPO

 

  1. LA LETTURA INTERPRETATIVA DELLE RISORSE

 

PAESAGGIO

Valori paesistici

Unità di paesaggio

INVARIANTI STRUTTURALI

Paesaggio

Integrità fisica del territorio

Ecosistemi

SCHEMA TIPO

SCHEMA TIPO


 

IL DOCUMENTO PRELIMINARE E LA
CONFERENZA DI PIANIFICAZIONE

 

Il Documento Preliminare

Acquisite le conoscenze che definiscono il Quadro Conoscitivo, sarà stato delineato uno “Scenario di riferimento” (Cfr. Linee Guida, Cap. V, 5.2.5) sulla scorta del quale verrà redatta una “Bozza di Documento Preliminare” che costituirà la base per l’elaborazione da parte del Consiglio Comunale del Documento Preliminare del Piano e del Regolamento, a norma dell’articolo 27, comma 2, della L.U.R. 19/2002.

Il Documento Preliminare partirà dalla presa di conoscenza dei punti di forza e delle risorse del territorio, nonché delle sue problematicità e debolezze e sancirà i valori intoccabili del territorio che ne costituiscono invarianti. Delineerà, quindi, gli obiettivi, tanto generali quanto specifici, e le strategie da mettere in atto dalle quali deriveranno le azioni da intraprendere e si potrà definire, infine, lo schema strategico del piano.

 

La conferenza di Pianificazione

Elaborato il Documento Preliminare da parte del Consiglio Comunale, il Sindaco convocherà , ai sensi dell’articolo 13 della Legge, la Conferenza di Pianificazione alla quale inviterà “la Provincia; i Comuni contermini e quelli eventualmente individuati dal P.T.C.P. ai sensi del comma 3 dell’art. 13; la Comunità Montana e gli Enti di gestione dei parchi e delle aree naturali protette territorialmente interessati; le forze economiche e sociali ed i soggetti comunque interessati alla formazione degli strumenti di pianificazione” (Cifr. L.U.R. 19/2002, art. 27, comma 2).

La Conferenza si concluderà entro i dieci giorni successivi alla sua convocazione e ad essa è affidato il compito di valutare il Documento Preliminare elaborato dal Consiglio Comunale “in ordine alla compatibilità ed alla coerenza delle scelte pianificatorie con le previsioni degli strumenti di pianificazione sovraordinati ed alla realizzazione delle condizioni per lo sviluppo sostenibile del territorio” (Cifr. L.U.R. 19/2002, art. 13, comma 1).

Nei dieci giorni successivi alla conclusione della Conferenza, tutti i soggetti che vi hanno partecipato possono presentare “proposte e memorie scritte” che il Consiglio Comunale ha l’obbligo di esaminare in sede di adozione del PSC “ove risultino pertinenti all’oggetto del procedimento” (Cfr. L.U.R. 19/2002, art. 27, comma 3).

La Conferenza ha, quindi, il compito di garantire una “verifica di compatibilità e coerenza” degli obiettivi e delle strategie di piano, consentendo a tutti i soggetti interessati di contribuire con osservazioni e suggerimenti tanto alla definizione del Quadro Conoscitivo, quanto alla realizzazione delle condizioni per lo sviluppo del territorio.

 

L’adozione e l’approvazione del Piano

Conclusa la fase della Conferenza di Pianificazione, si procederà, sulla scorta del definitivo Documento Preliminare, alla redazione del Piano Strutturale Comunale e del Regolamento Edilizio e Urbanistico che verranno resi in una loro prima stesura di Bozza prima della stesura definitiva.

Preliminarmente alla redazione del piano sarà acquisita la consulenza geologica che verrà resa nelle forme e contenuti di cui alla legge ed alle linee guida e, di fatto, concluderà l’acquisizione delle conoscenze.

La redazione del PSC e del REU avverrà secondo le modalità di cui all’articolo 20, comma 3 della L.U.R. 19/2002 e in sintonia con le indicazioni delle Linee guida.

Il Consiglio Comunale adotterà, quindi, il Piano che, a norma del comma 4, dell’articolo 27 della L.U.R. 19/2002, verrà trasmesso alla “giunta provinciale ed agli altri Enti di cui al comma 2” e verrà posto in pubblicazione per 60 giorni dalla data di annuncio di avvenuta adozione sul BUR Calabria.

Verranno, indi, acquisite le osservazioni e le proposte migliorative al Piano, nonché il parere che, entro il termine perentorio di 90 giorni, deve esprimere la Provincia e, al termine, si procederà con l’approvazione da parte del Consiglio Comunale.

Il Piano entrerà in vigore a far data dall’avvenuta pubblicazione sul BUR calabria dell’avviso di approvazione.

 

Le prime indicazioni e specificità

Con l’avvio delle operazioni di acquisizione delle conoscenze si è attivata la procedura partecipativa e di valutazione di sostenibilità.

Già a far data dal 7 ottobre 2006 sono iniziati gli incontri pubblici tra il gruppo di professionisti incaricati e le forze politiche, sociali, imprenditoriali, professionali, associazionistiche, sindacali e sociali, nonché con le amministrazioni contermini territorialmente, mentre altri incontri seguiranno ancora al fine anche con i ragazzi e tutte le altre componenti della società di Grotteria. In una fase intermedia di elaborazione del Quadro Conoscitivo si procederà, altresì, all’istituzione di un tavolo tecnico con tutte le amministrazioni del comprensorio per un momento di confronto e di concertazione.

Sin dai primi incontri sono emerse delle indicazioni abbastanza puntuali circa i punti di forza ed i punti di debolezza del territorio e della società di Grotteria con evidenziazione della grande complessità del territorio tanto in termini fisici, quanto in termini antropici e sociali.

Questa complessità costituisce, però, non solo una problematicità ma, sicuramente anche una grande ricchezza del territorio, coniugata con l’identità dei luoghi e della società, del genius loci, che rende unica questa parte del territorio calabrese.


 

VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA

 

Il Quadro Conoscitivo, di cui nelle pagine precedenti si sono precisati i contenuti e la metodologia, costituisce inoltre avvio della valutazione ambientale strategica, in conformità a quanto stabilito dalla Direttiva 2001/42/CE; la valutazione risulta difatti componente fondamentale del processo di pianificazione territoriale ed urbanistica. La formazione del Quadro Conoscitivo dovrà, pertanto, rapportarsi alla valutazione ambientale strategica.

La legge regionale 19/2002 prescrive che Regione, Province e Comuni provvedano alla valutazione preventiva dei propri piani (art. 10, comma 1) e fornisce alcune indicazioni tra le quali:

  • comma 2, verifica di coerenza relativa: a) alla tutela e conservazione del sistema naturalistico ambientale; b) all’equilibrio e funzionalità del sistema insediativo; c) all’efficienza e funzionalità del sistema relazionale; d) alla rispondenza con i programmi economici;

  • comma 3, verifica di compatibilità rivolta: a) a perseguire la sostenibilità degli interventi antropici rispetto alla quantità e qualità delle acque superficiali, alla capacità idraulica del territorio, all’approvvigionamento idrico, alla capacità di smaltimento dei reflui, ai fenomeni di dissesto idrogeologico e di instabilità geologica, alla prevenzione del rischio sismico, all’uso ottimale delle risorse energetiche e delle fonti rinnovabili; b) a rendere possibile il restauro e la riqualificazione del territorio; c) a realizzare una rete infrastrutturale che assicuri la circolazione di persone, merci e informazioni;

  • comma 5; le procedure di verifica sono attuate mediante la Conferenza di Pianificazione di cui all’articolo 13 della Legge;

  • comma 6, si deve operare in conformità alla Direttiva 2001/42/CE.

 

La Direttiva comprende tra i piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente, quelli della pianificazione territoriale e della destinazione dei suoli (articolo 3, comma 2, lettera a); la Direttiva prescrive che gli effetti dell’attuazione dei piani e dei programmi devono essere presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro adozione (articolo 4, comma 1); questo aspetto, come gli altri che discendono dalla Direttiva, distingue nettamente la valutazione disciplinata dalla Direttiva, dalla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA); per differenziarla negli obiettivi e nei contenuti, la definiremo Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

L’allegato I della Direttiva enumera i contenuti del rapporto di cui all’articolo 5, comma 1, di seguito riportati:

    1. illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o programma e del rapporto con altri pertinenti piani o programmi;

    1. aspetti pertinenti dello stato attuale dell’ambiente e sua evoluzione probabile senza l’attuazione del piano o programma;

    1. caratteristiche ambientali delle aree che potrebbero essere significativamente interessate;

    1. qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al piano o al programma, ivi compresi in particolare quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, quali le zone designate ai sensi delle Direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE;

    1. obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o degli Stati membri, pertinenti al piano o programma, e il modo in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto di detti obiettivi e di ogni considerazione ambientale;

    1. possibili effetti significativi sull’ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l’acqua, l’aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico, il paesaggio e l’interrelazione tra i suddetti fattori;

    1. misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali effetti negativi significativi sull’ambiente dell’attuazione del piano o programma;

    1. sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di come è stata effettuata la valutazione, nonché le eventuali difficoltà incontrate (ad esempio carenze tecniche o mancanza di know-how) nella raccolta delle informazioni richieste;

    1. descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio.

La Direttiva individua, inoltre, le caratteristiche degli effetti e delle aree interessate:

      • probabilità, durata, frequenza e reversibilità degli effetti;

      • carattere cumulativo degli effetti;

      • rischi per la salute umana o per l’ambiente (ad es. in caso di incidenti);

      • entità ed estensione dello spazio degli effetti (area geografica e popolazione potenzialmente interessate);

      • valore e vulnerabilità dell’area che potrebbe essere interessata a causa:

- delle speciali caratteristiche naturali o del patrimonio culturale;

- del superamento dei livelli di qualità ambientale o dei valori limite;

- dell’utilizzo intensivo del suolo;

  • effetti su aree o paesaggi riconosciuti come protetti a livello nazionale, comunitario o internazionale;

 

Finalità essenziale della Legge Regionale 19/2002, come delle altre leggi regionali di riforma urbanistica, è il perseguimento dello sviluppo sostenibile, al quale evidentemente deve essere riferita l’attività di valutazione (articolo 1,comma 2, lettera a).

La parola chiave è, pertanto, risorsa.

Le legislazioni urbanistiche si ispirano alla conservazione delle risorse (scarse e irriproducibili), da cui traggono la nozione di invarianti, costituenti l’integrità fisica e culturale del territorio.

La valutazione costituisce metodo del processo decisionale partecipato.

Per questo motivo si determina una valutazione integrata degli effetti:

  • ambientali

  • territoriali

  • economici

  • sanitari

  • sociali

  • Dati i limiti territoriali (il territorio comunale) la VAS, per il suo carattere locale, deve garantire l’affidabilità ambientale per un verso collegandosi a livelli di area vasta di pianificazione (le verifiche di coerenza di cui all’art. 10, comma 2, della L.U.R.19/2002) e per altro verso scontando l’accentuazione della dimensione territoriale rispetto a quella ambientale.

La redazione del Piano Strutturale Comunale comporta la formazione del Quadro Conoscitivo, nel quale sono descritti ed interpretati gli ecosistemi del territorio; mediante tali conoscenze è possibile costruire il Bilancio Ambientale Locale che verifica le dotazioni di risorse, individua i consumi delle stesse e determina le azioni che ne consentano un loro contenimento a vantaggio di un miglioramento della qualità ambientale.

Dette procedure consentono di definire la fragilità di un ambito (che è l’unità territoriale di riferimento) per uno specifico sistema ambientale, verificando conseguentemente l’efficacia delle azioni di mitigazione.

La natura strutturale del piano investe in particolare i caratteri fisici e le prerogative intrinseche del territorio urbano ed extraurbano che hanno rilevanza per la disciplina urbanistica; consiste sostanzialmente nella descrizione dello stato di fatto e di diritto e nella definizione dei principi che ne discendono.

Particolare rilevanza, in questo processo, ha la lettura della parte storica e testimoniale dell’identità del territorio che, nel caso di Grotteria, si delinea con abbondanti riferimenti alla cultura classica e che, proprio nella lettura di elementi che sono rimasti come segni secolari, affonda le sue fondamentali invarianti.

La copiosa cartografia storica consentirà di individuare questi elementi caratterizzanti del territorio e ne favorirà la rilettura sistematica all’interno del sistema ambientale costituendo, quindi, base delle carte di sintesi.

ITALA NAM TELLUS / GRAECIA MAIOR

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ORTOFOTO

 

ASPETTI ARCHEOLOGICI

L’acquisizione dei dati riferibili alle testimonianze archeologiche, ed in senso lato ai “beni culturali”, del territorio comunale di Grotteria conterrà una premessa generale, un inquadramento storico-territoriale con una introduzione alle tematiche archeologiche, una mappatura-schedatura delle aree e dei siti archeologici presenti sul territorio e le connesse relazioni in virtù del rapporto tra interno montuoso e fascia costiera e, infine, una ipotesi di azioni di settore.

Questa traccia metodologica ha lo scopo di presentare in maniera sintetica i dati provenienti dal territorio, fornire un loro inquadramento nella dinamica insediativi più generale e delineare un primo approccio metodologico alle questioni archeologiche adattato alla realtà documentaria locale.

 

Premessa

I dati acquisiti consentono una messa a fuoco delle informazioni su questo ambito territoriale che, dal punto di vista geo-morfologico, presenta una articolazione dei paesaggi quanto mai variegata. Bisogna infatti partire proprio dalla singolare conformazione del territorio che, disponendosi sia sulla sinistra che sulla destra orografica del Torbido, è caratterizzato, a partire dall’interno aspro e montuoso, da una sequenza di valli che si vanno aprendo nella zona costiera in una caratteristica disposizione a ventaglio.

La raccolta e l’analisi delle risorse “culturali” di questo comparto territoriale costituiscono pertanto uno strumento indispensabile per una approfondita conoscenza in grado di orientare, organizzare e strutturare gli eventuali interventi programmatici. Questo vale tanto più in questo territorio dove sporadici interventi scientifici, disperse informazioni fornite da appassionati, cultori e studiosi locali, la mancanza di strumenti di governo del territorio “culturale” non consentono una facile ed immediata lettura delle testimonianze ed un loro inserimento in specifici progetti di salvaguardia, tutela e valorizzazione. D’altronde si ricordi anche che le già non abbondanti informazioni relative a questo territorio si rapportano generalmente ad evidenze archeologiche non “monumentali”, a differenza di quanto accade per altre aree come, ad esempio, per le vicine città magnogreche di Locri e Caulonia.

La particolare conformazione geo-morfologica di quest’area ha ostacolato, almeno in parte, l’individuazione di quegli insediamenti che dovettero svilupparsi sia in relazione allo sfruttamento agro-pastorale delle aree collinari e montuose, sia in relazione alle possibilità di stabilizzazione degli insediamenti e approdo offerte dalle foci delle fiumare. Tale limite è tanto più avvertito in quelle aree dove la presenza consistente e determinante dell’elemento greco a partire dall’ VIII-VII secolo a.C. ha attratto generalmente l’attenzione degli studiosi sia per la qualità e quantità delle evidenze archeologiche sia perché esse si sommano alle informazioni delle fonti antiche ed alle immagini mitiche legate all’arrivo ed al passaggio di eroi greci.

L’estrema variabilità della documentazione in questa fascia territoriale sembra dipendere principalmente dalla qualità delle tracce archeologiche che sono riferibili, in parte, ad evidenze preprotostoriche e ad un uso essenzialmente agricolo dell’area: una tipologia di documentazione che lascia tracce poco leggibili, difficilmente rintracciabili e, fino ad anni recentissimi, oggetto di scarsi approfondimenti. L’attenzione degli studiosi, infatti, è stata generalmente rivolta al problema della occupazioni e degli insediamenti urbani greci, a volte tagliando fuori o sottacendo non solo parte della documentazione riferibile a periodi che hanno preceduto e seguito l’età greca arcaica e classica, ma anche quegli aspetti inerenti le dinamiche insediative delle genti indigene e poi italiche che hanno popolato questo territorio. Poca attenzione è stata, inoltre, rivolta all’impatto che il mondo che il mondo romano ha avuto sulle realtà locali prima, durante e dopo il loro definitivo assorbimento nella riorganizzazione territoriale, politica, sociale e culturale di Roma, per non parlare di quanto accade nei periodi successivi posti sotto una comune quanto generica denominazione di età medievale.

 

Inquadramento territoriale - Introduzione alle tematiche storico-archeologiche

Sul versante ionico la conformazione delle terre emerse si era venuta stabilizzando fin dal paleolitico con condizioni ambientali forse del tutto simili a quelle attuali e, comunque, favorevoli a gruppi umani di cacciatori/raccoglitori preistorici. Scarse sono, però, le informazioni derivate da scavi sistematici in questa porzione di territorio dove la documentazione inizia ad essere relativamente più cospicua solo a partire dall’età del ferro. E’, infatti, proprio lungo la vallata del Torbido e dei suoi affluenti che sono stati individuati numerosi siti testimoniati essenzialmente da rinvenimenti sepolcrali. A titolo esemplificativo si ricordino le aree di M. Palazzi, S. Barbara di Mammola, S. Stefano di Grotteria, Marmora, M. Scifà, S. Antonio di Gioiosa, tutti siti posti in posizione elevata e ben difendibili, più o meno distanti dalla costa interessata -sporadicamente durante il X ed il IX secolo e sempre più intensamente nel corso dell’VIII secolo- dalla frequentazione di navigatori e commercianti greci ed orientali. Molte testimonianze archeologiche di questo settore della Calabria si devono al lavoro di ricerca e di scavo di Paolo Orsi, altre provengono da rinvenimenti fortuiti e da indagini scientifiche effettuati nei decenni centrali del secolo scorso.

Pochi ma significativi dati relativi ai primi stanziamenti umani sono stati recuperati lungo la vallata del Torbido, in particolare informazioni più precise relativamente all’occupazione antica si hanno a partire dall’età del ferro, periodo compreso tra il IX e l’VIII secolo a.C. I materiali rinvenuti, riferibili per il momento a piccoli nuclei di comunità che dovevano stabilmente occupare la zona, dimostrano come quest’area fosse largamente occupata da gruppi autoctoni, sparsi sui terrazzi immediatamente a ridosso della fascia costiera o in quelle zone prossime ai punti di confluenza tra i numerosi affluenti ed il Torbido. La storia del popolamento di questa zona poi, tra l’età greca arcaica e classica (VII-IV secolo a.C.) è -come tutti sappiamo- caratterizzata dalla presenza greca e dalle lotte tra le varie città per il possesso delle terre: sul Torbido, identificato ipoteticamente con l’antico Sagra, il fiume presso il quale la tradizione letteraria antica riconduce la famosa battaglia combattuta tra Locresi e Crotoniati, è forse attestato il confine tra Locri e Paulonia, anche se alcuni studiosi propendono per una identificazione con il più settentrionale Allaro. Ad ogni buon conto, è comunque largamente diffusa l’opinione che il Torbido con i suoi numerosi affluenti possa aver costituito una via naturale di penetrazione e collegamento con il versante tirrenico, anche attraverso una ramificazione di itinerari e percorsi che fin dall’età protostorica dovevano collegare i due versanti: una chiara dimostrazione è la presenza di insediamenti stabili o stazioni di frequentazioni dislocati lungo tali vie di penetrazione da e verso l’interno.

Tra la documentazione emerge, indubbiamente, il sito di S. Stefano di Grotteria, documentato da una necropoli di tombe a grotticella che ha restituito negli anni ’60 del secolo scorso una quindicina di tombe scavate nella roccia che costituiscono, tra l’VIII ed il VI secolo a.C., un importante elemento ai fini della ricostruzione del popolamento di quest’area. Ed è proprio dalla necropoli di S. Stefano, dai materiali ceramici e metallici e dalle loro associazioni, che è possibile desumere informazioni molto significative sia per quanto attiene il gruppo indigeno che qui era insediato, sia per quanto concerne i rapporti che queste genti intrattenevano con i coloni greci delle prime generazioni, in una modalità di rapporto non ancora del tutto chiarita. Il carattere indigeno del gruppo si evidenzia dai materiali ceramici ad impasto di tradizione locale e dai reperti bronzei e dal particolare tipo di sepoltura, quello appunto a grotticella artificiale. Questa tipologia e costume funerario, diffusi in Sicilia e nella Calabria meridionale (da Calanna nell’area dello Stretto di Messina fino a Noverato e Cirò sullo Ionio) sembrano inserire il sito in questione in quella koinè culturale anaellenica che la tradizione letteraria antica (Antioco in Strabone; Dionisio di Alicarnasso) collega a quei Siculi attestati nell’estrema punta della penisola italiana.

La presenza, all’interno delle stesse sepolture, di materiale di tipo “greco”. O meglio di produzione magnogreca, verosimilmente locrese (dai grandi crateri a decorazione geometrica, alle coppe tra le quali spiccano le cosiddette coppe protocorinzie del tipo “Thapsos”, agli ariballoi ed altri contenitori per unguenti e profumi) testimonia altresì la commistione tra queste popolazioni autoctone e le nuove genti insediatesi sulla costa.

Con il V secolo, invece, la vallata del Torbido viene ad inserirsi in un sistema insediativi, culturale ed economico completamente greco: si perde, infatti, qualsiasi traccia dell’identità culturale indigena.

Il periodo compreso tra il IV e III secolo a.C. è caratterizzato dalla diffusa presenza dei Bretti, popolazione di origine italica che aveva occupato, con una progressiva discesa dall’area centrale


CAMPANAE / SAMNI APULIAE / BRUTIORUM / VETUS ET NOVA / DESCRIPTIO

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della penisola verso sud, i territori interni della Calabria costituendo una reale minaccia per molte città costiere greche. A questo periodo è forse possibile fare risalire la struttura fortificata posta in località Palazzi, nell’area del passo di Croceferrata: non è stata chiarita la natura, la tipologia e la pertinenza etnica della struttura che, in attesa di mirate e più approfondite ricerche, è forse preliminarmente da inserire in un più ampio sistema di fortificazione della dorsale aspromontana.

Ancora più scarsi sono i riferimento dell’età romana, ad esclusione di generiche informazioni non ancora confermate da ricerche scientifiche, relative al ritrovamento di materiali di tale epoca nell’area del Castello di Grotteria che, posto in posizione dominante, ha certamente costituito l’elemento generatore del nuovo insediamento strutturato su una mutata necessità insediativi. La storia di questa terra, pertanto, dall’età tardo-antica/altomedievale fino a tempi recentissimi sembra essere stata ancora segnata da attività agricole di cui restano tracce, ancora oggi visibili, nei terrazzamenti dei pendii e da una diffusa dispersione di piccoli insediamenti in tutto il territorio il cui riferimento principale deve essere stato per molto tempo il centro urbano di Grotteria, certamente di origine medievale.

 

Considerazioni

Sulla base di quanto sopra esposto, si deduce che la nostra area è rapportabile ad una modalità e tipologia di occupazione solo parzialmente chiarite per i diversi periodi storici. Ci si trova, infatti, in un’area in cui le attestazioni archeologiche non sono caratterizzate da emergenze architettoniche o strutturali variamente monumentalizzate ma attengono all’ambiente, al paesaggio e alle dinamiche di sfruttamento del territorio (agricolo, boschivo, pastorale) e delle risorse marine. D’altronde il mancato ritrovamento di attestazioni archeologiche “architettonicamente significative” può essere dovuto a vari fattori tra i quali emerge soprattutto la limitata ricerca -a carattere ampio e sistematico- coadiuvata dall’utilizzo di strumenti e nuove metodologie che le scienze ausiliarie dell’archeologia mettono oggi a disposizione. Si ricordi, inoltre, che se i dati archeologici relativamente all’area oggetto di studio sono “poco evidenti” è perché essi attengono ad una particolare tipologia di attestazioni: esse fanno infatti riferimento ad un uso produttivo della zona -agricolo, artigianale, ecc.- campo di indagine che ha bisogno di specifiche e dettagliate analisi come dimostrano i rinvenimenti di età preistorica e protostorica e gli sporadici ma significativi elementi di età storica, quando si registra anche una maggiore connessione ed interrelazione con le attività marinare e commerciali a piccolo, medio e largo raggio.

In ogni caso, è al sistema ambiente-uomo che bisogna rivolgere l’attenzione anche in considerazione di quella recentissima tradizione di studi e di ricerca che tende a focalizzare l’attenzione sulle caratteristiche ambientali ed areali geologico-geomorfologiche caratterizzate dal prevalere di taluni processi morfogenetici in cui la presenza di insediamenti umani antichi ed altre testimonianze archeologiche può essere determinata anche da particolari condizioni di tipo ambientale-geologico oltre che ovviamente socio-economico-culturale.

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