|














| |
Uno
dei mestieri più duri, oggi in via di estinzione, era quello del carbonaio.
Questa attività impiegava intere famiglie, a Grotteria come nei vicini
paesi. Questa antica arte veniva tramandata di padre in figlio, fin dalla
scelta del legno e dalla costruzione della carbonaia ("carvunera"). L'arte
del carbonaio richiedeva, innanzitutto, l'indispensabile dote della
pazienza. La realizzazione della carbonaia, infatti, durava circa tre
settimane, durante le quali, inizialmente, si costruiva la struttura,
accatastando sapientemente della legna più grossa all’interno e via via
sempre più sottile verso l’esterno, successivamente la si avvolgeva di felci
e, infine, la si interrava. A base circolare, la carbonaia era simile ad una
cupola, con altezza di circa sei metri. Il processo produttivo era molto
duro, sia nella fase di costruzione, che durante la trasformazione, in cui
la carbonaia veniva sorvegliata incessantemente, intanto per garantire che,
attraverso la corretta fuoriuscita del fumo dai fori opportunamente
praticati nella struttura, la cottura del legno fosse lenta, graduale e
costante, ma anche per assicurarsi che il fuoco non si spegnesse, poiché
sarebbe risultato difficile, a carbonaia ultimata, accedere al suo interno
per riaccenderlo. Il colore del fumo indicava lo stato di salute della
carbonaia e richiamava, di conseguenza, l'attenzione del carbonaio sulla
necessità di alimentare ulteriormente o diminuire il fuoco all'interno, per
ottenere una ottimale cottura. Il raggiungimento del prodotto finito
richiedeva circa un mese di lavoro, durante il quale venivano impegnati
parecchi membri della famiglia. Una volta ottenuto il carbone, esso veniva
accatastato in sacchi di iuta e caricato in carri trainati da animali, per
essere venduto al dettaglio, tanto nel paese di produzione, che in quelli
limitrofi. |
|
|
|