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Agli
inizi del secolo, il modo di vivere delle famiglie grotteresi non si
discostava molto da quello delle altre parti del Meridione d’Italia. La
povertà in cui le famiglie versavano determinava, molto spesso, un disagio a
cui era scelta obbligata porre fine attraverso l’unica via percorribile per
quei capi famiglia che non riuscivano a soddisfare nemmeno le esigenze
primarie del proprio nucleo, sempre numeroso: l'emigrazione verso terre
lontane, alla ricerca di un lavoro che permettesse di dare un sostentamento
ai familiari. I figli, pertanto, spesso crescevano con i pochi soldi che il
padre mandava loro, privati dell’affetto che dovrebbe sempre accompagnare i
bambini durante la loro crescita. Per le madri, di conseguenza, diventava
inevitabile assumersi il peso della gestione familiare, non solo tra le mura
domestiche, ma anche nel pesante lavoro dei campi, contribuendo a lenire il
disagio di quegli anni in cui gli eventi bellici mettevano in ginocchio
l’economia del mondo intero e, in particolare, dei nostri territori, già
segnati da povertà e miseria. Naturalmente, non tutti partivano alla ricerca
di fortuna; quanti riuscivano a rimanere accanto ai propri cari erano, però,
costretti ad una condotta di vita comunque essenziale, poiché potevano
mantenere le loro famiglie solo con il frutto di un lavoro che aveva,
sostanzialmente, natura agricola o artigiana. Molte erano le mete dei nostri
emigranti: Argentina, Venezuela, Stati Uniti d'America, Canada, Australia,
ma anche Francia, Germania, Svizzera, e nord d’Italia. Nel solo quarantennio
che va dall'ultimo quarto del XIX Secolo all'inizio della Prima Guerra
Mondiale, si stima che la Calabria abbia subito l'espatrio di circa 880.000
abitanti, rapportabili ad oltre il 40% della attuale popolazione residente:
una vera e propria emorragia. Il trasferimento verso stati e continenti
diversi, che forniva agli emigranti maggior sicurezza economica immediata e
la prospettiva di un futuro migliore da offrire alle proprie famiglie,
contribuì notevolmente allo spopolamento dei paesi interni della Calabria,
con conseguenze ancor oggi nefaste, che portarono una lenta estinzione delle
secolari tradizioni e l'appiattimento totale dell’economia, preparando il
generico degrado del tessuto sociale. Grotteria non sfuggì a questo fenomeno
ed autentiche arti, come quelle della lavorazione artigianale di pietra e
ferro, un tempo fiorenti e fonte di sostentamento economico, oltre che di
tradizionale vanto cittadino, con il passare del tempo, caddero nell'oblio. |
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