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Una
delle tecniche utilizzate per abbellire il tovagliato era il lavoro
all’uncinetto. Si trattava di un intreccio particolare di fili attraverso
cui venivano disegnate dalla lavoratrice forme diverse, di vario genere,
tramite un uncinetto, una specie di ago ritorto col quale venivano
disegnate, con la tecnica dei punti, le figure. A seconda del tipo di lavoro
da svolgere, la lavoratrice iniziava a formare una catenella di base; poi
inseriva un punto alto per formare due catenelle con l’indice della mano
destra, il filo passava tramite l’uncinetto, attraverso un foro praticato
precedentemente nella catenella iniziale. Era estratto un solo punto in cui
ripassava il filo, formando tre anelletti. Con una sequenza di passaggi
dell’uncinetto negli anelletti creati, venivano chiusi i punti a mo’ di
quadrato. Una serie di questi quadratini cominciavano a formare la base del
disegno. Tramite l’uncinetto e l’indice della mano destra, con una serie di
punti denominati bassi, venivano riempiti i quadratini a seconda del disegno
da eseguire. La figura ,solitamente, era copiata da giornali. Il tempo di
lavorazione di una tovaglia rettangolare di circa 3 m per 1,80, comportava
300 ore di lavoro. Il filo utilizzato per la lavorazione poteva essere in
cotone, bisso di lino oppure in seta, a seconda del tipo di lavoro da
svolgere. Difficilmente si poteva calcolare in metri l’estensione del filo
da utilizzare per la realizzazione di un lavoro. Perciò il calcolo
solitamente veniva effettuato in kg. Per realizzare una tovaglia,
occorrevano circa due kg di filo, quattro per una coperta.
Altra tecnica di lavorazione era il ricamo. Antichissime sono le origini di
questa tecnica, ma scarse sono le testimonianze che sono arrivate fino a
noi. Già gli antichi greci e i romani utilizzavano il ricamo per abbellire
le loro stoffe. Gli strumenti maggiormente usati erano: l’ago e “u tilarettu”.
Il primo, a seconda del filo, poteva essere con “cruna” stretta o “cruna”
larga, comunque di dimensioni più grosse del filo utilizzato. Il secondo era
una cornice di legno rettangolare o rotonda con cui si tendeva il tessuto da
ricamare. Oltre a questi strumenti di base, per una perfetta lavorazione
erano utilizzati – secondo le esigenze e le difficoltà del ricamo – le
forbici, il ditale, il salvadita e il punteruolo. Le forbici: ne servivano
almeno due paia, un paio di media grossezza con la punta smussata per
tagliare le stoffe e un paio piccole, con lama sottile e ben appuntite. Il
ditale: indispensabile per spingere l’ago nel tessuto. Il salvadito: si
infilava sull’indice della mano sinistra per proteggerlo da eventuali
punture dell’ago. Il punteruolo: era una specie di barretta di osso o di
metallo, ben appuntita, che si usava per praticare i fori nel tessuto. I
disegni su cui lavorare erano ricalcati sulla tela con carta carbone, oppure
con altre tecniche come il trasferimento di decalcabili col ferro da stiro.
Sostanzialmente si trattava di una serie di punti tirati con l’ago per
riempire il disegno precedentemente copiato. I punti che si utilizzavano più
frequentemente erano, PUNTO ERBA: si eseguiva da sinistra a destra. Si
passava l’ago sotto alcuni fili del tessuto con la punta rivolta a sinistra,
si ritornava verso destra di tanti fili quanti prima se n’erano presi verso
sinistra e si usciva con l’ago al termine del punto precedente. PUNTO
CATENELLA: si lavorava da destra a sinistra. Si faceva uscire l’ago,
ritornando con l’ago al punto d’uscita del filo, lasciando il filo sotto
l’ago in modo da formare un anellino e si usciva con l’ago due o tre fili
sotto. Si rientrava nell’ultimo punto d’uscita dell’ago e riformava un
anellino, continuando cosi fino alla fine del lavoro. PUNTO A GIORNO: si
eseguiva dopo aver sfilato alcuni fili della trama della tela; eseguito
generalmente da sinistra a destra. Passava l’ago da destra a sinistra sotto
alcuni fili tirati: si faceva uscire l’ago per stringere il punto ottenuto e
si inseriva nuovamente l’ago nell’intervallo di destra, eseguendo un punto
d’orlatura. PUNTO CORDONCINO: si lavorava da sinistra a destra. Si
prendevano tre o quattro fili del tessuto, eseguendo una specie di punto
passato strettissimo. PUNTO A CROCE: era eseguito in due tempi. IL 1° tempo:
si eseguivano punti obbliqui, da sinistra a destra, facendo uscire l’ago
perpendicolarmente; 2° tempo: si ritornava da destra a sinistra, eseguendo
sempre punti obbliqui. L’ago doveva entrare nei fori dei punti della prima
serie, perché i nuovi punti si incrociassero perfettamente al centro coi
primi. Una tecnica di ricamo nata nel 1600 nel tentativo di imitare le trine
veneziane, era il PUNTO INTAGLIO, utilizzato ancora oggi per l’arredamento e
l’abbigliamento. Il ricamo ad intaglio era certamente tra le tecniche più
conosciute, i punti principali usati erano: punto festone, punto cordoncino
e punto inglese. Una volta riportato il disegno sul tessuto, si procedeva
con un punto filza a imbastire tutto il disegno, iniziando a ricamare a
punto cordoncino le barrette, successivamente si ricopriva l’imbastitura a
punto festone, per ottenere un lavoro “ più pieno”, si poteva usare un filo
guida e, a lavoro compiuto, si tagliava la parte di tessuto compreso tra le
costine del punto festone. Il tempo di lavorazione per una coperta ricamata
era di circa tre mesi. Il tessuto utilizzato poteva essere di lino,
battista, organza, bisso di lino. |
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